domenica 22 agosto 2010

Italians in New York

METROPOLITANA DI NEW YORK. INTERNO GIORNO.
Una coppia di ragazzi seduti vicino. Lui sta leggendo qualcosa da un foglietto sgualcito. È una lettera d’amore, per una donna. Lei, appoggiata languidamente sulla sua spalla, guarda fuori dal finestrino il nulla che si estende tra una fermata e l'altra. Il silenzio prosegue finchè lui non legge l’ultima riga. Poi sbuffa.



ITALIANO A NEW YORK: Io non lo capisco. Mi sembra una cosa così infantile.

Lei si volta a guardarlo.

ITALIANO A NEW YORK: Da bambini.
ITALIANA A NEW YORK: Perché? A me piacerebbe riceverne una. Guarda che una lettera d’amore è una bella cosa.
ITALIANO A NEW YORK: (facendo finta di non aver sentito) Se lui voleva che gliela consegnassi doveva essere più esplicito. Invece me l’ha lasciata lì sul banco ed è scappato come un ladro.
ITALIANA A NEW YORK: Una lettera d’amore è una cosa romantica… non ci vedo niente di male. Era bello quando tu eri romantico con me.
ITALIANO A NEW YORK: Non lo sono mai stato.
ITALIANA A NEW YORK: Bugiardo. Quando eravamo a Roma, una volta hai insistito tanto perchè io aprissi la porta di casa, e quando l’ho fatto ho trovato un post-it sullo stipite.
ITALIANO A NEW YORK: (la guarda sorpreso) E che cosa c’era scritto?
ITALIANA A NEW YORK: Ma come, non ti ricordi? È stata la più bella sorpresa che io abbia mai ricevuto da te. C’era scritto soltanto “Giulia ti amo”.
ITALIANO A NEW YORK: Io non ho mai fatto una cosa del genere!
ITALIANA A NEW YORK: Stai scherzando?
ITALIANO A NEW YORK: (infastidito, serio) Assolutamente no.

Lei rimane pensierosa un istante.

ITALIANO A NEW YORK: Allora? Chi cazzo è stato a scriverti una cosa così sulla nostra porta di casa?
ITALIANA A NEW YORK: Non ne ho idea. (Ritorna nei suoi pensieri. Poi lo fissa improvvisamente) Ma forse dovrei tornare a Roma. Da sola.

La metropolitana ferma, i due ragazzi escono insieme.

FINE

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